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DIRITTI CIVILI: L’ASSE CONSERVATORE BERLUSCONI-SARKOZY

29 gennaio 2011

 

 

Ieri la Corte Costituzionale francese si è pronunciata sul ricorso presentato da due cittadine omosessuali, Corinne Cestino e Sophie Hassaluer, che, dopo dieci anni come coppia di fatto (Pacs) e quattro figli, avevano deciso di sposarsi nel proprio Paese.
La Francia ha così deciso di bocciare la proposta di introdurre le unioni civili omosessuali in quanto non in linea con la Carta fondamentale, la quale specifica che il matrimonio è inteso come ‘’l’unione di un uomo e di una donna’’.
A dispetto della svolta liberale nel sud Europa in fatto di diritti civili rappresentata dalla Spagna, l’asse Berlusconi Sarkozy non si smentisce e continua a testa bassa nell’esaltazione dei valori conservatori e cattolici che impediscono alle coppie omosessuali di unirsi in matrimonio civile.
In questi stessi giorni, invece, negli Stati Uniti sta accadendo l’esatto opposto: il 19 gennaio la Corte Suprema ha bocciato il ricorso di attivisti ultra-conservatori che chiedevano l’abolizione della legge che permette i matrimoni civili per le coppie omosessuali. I ricorrenti richiedevano che la legge fosse sottoposta a referendum, ma la proposta è stata bocciata all’unanimità.
La cosa che mi lascia più perplessa è il fatto che questi ricorrenti in Usa sono considerati ‘’ultra-conservatori’’, mentre in Italia ed, evidentemente, anche in Francia coloro che hanno la medesima concezione di unione civile, sono considerati come la normalità.
Davanti agli evidenti problemi di libertà personali ed individuali che affrontiamo in Italia e riscontrando in Francia la medesima situazione, viene spontaneo porsi una domanda: che sia ancora l’eredità della cattività avignonese?

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Il mondo sta impazzendo…ci uniamo anche noi?

15 gennaio 2011

In questi giorni la Tunisia è sotto gli occhi di tutto il mondo per le violenze perpetrate sull’opposizione politica e sulla massa di manifestanti, ed ognuno di noi cittadini italiani è inorridito da una così evidente violazione dei diritti umani.
Nonostante questa notizia ci disgusti, la realtà Africana, nell’immaginario dell’italiano medio, è molto lontana dalla nostra cultura, soprattutto se si pensa che la Tunisia è un Paese in via di Sviluppo in cui il livello di vita è decisamente diverso da quello italiano. Tuttavia sarebbe giusto far notare che episodi analoghi stanno avvenendo, sotto il silenzio della stampa, in altri paesi politicamente più vicini al nostro.
Infatti due carissimi amici e compagni di avventure del nostro Presidente del Consiglio, Vladimir Putin e Alexander Lukashenko, stanno facendo scempio dei diritti dei cittadini dei loro Paesi, rispettivamente Russia e Bielorussia.
Lukashenko ha fatto arrestare oltre 600 persone tra politici dell’opposizione e manifestanti che, in seguito ai risultati elettorali, si opponevano a ciò che ritenevano essere le ennesime elezioni truccate (per la precisione si tratta del 4° mandato vinto con l’80% dei consensi, ed a certificarlo è la Commissione Elettorale Centrale, controllata, al 99%, da nominati del Presidente uscente). Questi prigionieri politici, tra cui spiccano Il Coordinatore dell’Associazione Bielorussia Europea, Andrej Sannikov, l’esponente liberale del Partito Civico Unito, Jaroslav Romanchuk, il poeta, candidato dell’Associazione Di la Verità, Vladimir Njakljajev, ed il segretario del partito socialdemocratico Hramada, Nikolaj Statkevych, rischiano fino a 15 anni di prigione.
Per quanto riguarda la Russia invece, durante la manifestazione per la Libertà di Associazione, sono stati operati oltre 250 arresti di normali civili ed anche oltre 20 arresti di appartenenti al partito di Boris Nemtsov (e Nemtsov stesso) per ‘’disturbo della quiete pubblica’’. Vorrei ricordare che Nemtsov è uno dei principali critici di Putin.
C’è da chiedersi se in Italia, dopo episodi di palese compressione dei diritti degli individui come, per citarne qualche esempio, l’accordo tra Fiat e operai dello stabilimento a Mirafiori legittimato da un referendum basato sul ricatto, il regime semi-poliziesco dei campi di accoglienza a l’Aquila dopo il terremoto, la violenza su manifestanti in cortei pacifici (sempre citando gli aquilani), e chi più ne ha più ne metta, non ci stiamo anche noi avviando ad una stagione di regime sempre meno nascosto. Sarebbe meglio che non solo i Partiti liberaldemocratici Europei si preoccupassero di questa situazione, ma che tutti noi italiani ci rendessimo conto che se oggi è Putin a far arrestare gli oppositori politici, un domani non lontano potrebbe accadere anche qui in Italia.

Mal comune mezzo gaudio?

27 dicembre 2010

Negli ultimi mesi le proteste studentesche non sono state protagoniste solo dei telegiornali italiani, ma hanno costituito parte fondamentale anche nelle vicende in UK.
Sarebbe bene poter dire ‘’mal comune mezzo gaudio’’, ma non è così! Anzi vorrei porre l’accento su una questione: il centro focale delle proteste degli studenti inglesi sono stati proprio i nostri alleati europei, i LibDems. Quei famosi LibDems che il maggio scorso fecero scalpore per essere per la prima volta ago della bilancia del Parlamento inglese, che non si trovava senza una maggioranza netta dal lontano 1974.
Questa opportunità d’oro, Nick Clegg la sta bruciando giorno dopo giorno; infatti in poco più di 7 mesi, secondo recenti sondaggi, i liberaldemocradici hanno già perso il 25% dei loro sostenitori. Possiamo ben comprendere il calo percentuale, dal momento che i LibDem in campagna elettorale avevano promesso di opporsi con forza agli aumenti delle tasse studentesche, le quali nella realtà dei fatti non solo sono aumentate, ma sono duplicate ed, in alcuni casi, triplicate.
Questo ha scatenato l’ira degli studenti che hanno spiegato la ragione della loro rabbia affermando che “questo è il giorno in cui i politici impareranno che, anche se dimenticano le loro promesse, gli studenti non lo fanno“.
Pur essendo loro alleati nell’ALDE, l’Alleanza dei Liberali e Democratici per l’Europa, il nostro comune gruppo all’Europarlamento, l’Italia dei Valori si sta comportando in maniera molto diversa nei riguardi degli studenti; infatti, nonostante l’approvazione della riforma Gelmini al Senato, il gruppo dell’Idv si è pronunciato con un severo NO.
Questo dimostra che di certo è importante l’idea che tiene saldo un partito o più partiti alleati all’interno di un gruppo più grande (come l’ALDE), ma la cosa che davvero contraddistingue i partiti è il tener fede alle promesse fatte in campagna elettorale, ciò di cui i cittadini non si dimenticano mai.
Questo tracollo dei liberaldemocratici è un duro colpo per tutti quei partiti di stampo liberale e socialliberale che in tutta Europa stanno aspettando un’occasione come quella dei compagni inglesi, i quali se durante la campagna elettorale e poco dopo le elezioni erano un modello da seguire, si sono trasformati nell’emblema di ‘’ciò che non si deve fare quando si guadagna una grossa responsaibilità politica’’.
Che questo serva a tutti noi per capire che non bastano le belle parole e la retorica fine a sè stessa per guadagnare voti, se si fanno delle promesse, queste devono essere mantenute, o comunque si deve fare tutto il possibile per non deludere gli elettori.

L’Italia insegna: lezioni di xenofobia

1 ottobre 2010

Sembra che la Lega Nord stia facendo scuola anche in Europa, ma fortunatamente le politiche basate sull’esclusione di alcune categorie di persone non attecchiscono sempre come in Italia. E’ il caso della Svezia, che ha dato una piccola svolta xenofoba alle ultime elezioni politiche con il partito degli SD; una svolta che alcuni potrebbero considerare insignificante, ma che non agli occhi di tutti passa inosservata.
Sverigedemokraterna (Democratici Svedesi) è nato come partito nel 1988. A quei tempi era un partito esplicitamente razzista, fondato da persone che avevano radici in diverse organizzazioni naziste. Il movimento, al momento della sua nascita, non ebbe particolare successo, così verso il 2000 decisero di cambiare il loro modo di porsi nei confronti degli elettori: espulsero dal partito coloro che avevano manifestato palesemente la loro tendenza nazista e riscrissero il programma per rendere il loro estremismo più velato, trasformando il ‘’razzismo’’ in ‘’xenofobia’’. Nel 2005 l’attuale presidente, Jimmy Åkesson, venne eletto e il partito cominciò a riscuotere successo. Il loro grande obiettivo, e più o meno l’unica cosa di cui parlano, è cercare di limitare e circoscrivere i flussi di immigranti, soprattutto quella dei musulmani di cui hanno fatto l’oggetto della maggior parte della loro campagna elettorale. Alle ultime elezioni parlamentari hanno ottenuto il 5,7% dei voti e 20 seggi al parlamento.

Le reazioni degli svedesi sono state di un’enorme portata: tutti gli altri partiti presenti in parlamento non solo hanno giurato di non cooperare mai con gli SD, ma non hanno nemmeno mai aperto con loro un tavolo di trattative o di semplice dialogo. Anche i media li hanno dipinti in maniera apertamente negativa e sono nati anche grandissimi movimenti popolari, come “No agli SD”. I cittadini Svedesi sono piuttosto turbati da questo improvviso successo degli SD, tanto che gli elettori che hanno contribuito a quel 5,7% hanno deciso di rendersi quasi invisibili.

Questo dovrebbe farci riflettere: se per gli Svedesi la xenofobia è una vergogna, per gli Italiani sta diventando quasi la bandiera nazionale; se per i partiti del parlamento svedese con gli SD non bisogna nemmeno aprire il tavolo delle trattative, il nostro partito di maggioranza si regge sull’appoggio della Lega Nord e non prescinde dalla propria alleanza con esso. Peggio ancora se si pensa al fatto che la Lega non è solo xenofoba nei confronti dei musulmani, ma sta anche cercando di minare ciò che è stato da noi conquistato con sudore e sangue, ovvero l’Unità d’Italia.
Italia…svegliati!

Democrazia, identità e religione

24 luglio 2010

In questi giorni, a Bertinoro, si sta svolgendo la scuola di politica promossa dall’associazione ”Democratica” (http://www.scuoladipolitica.it). Il tema principale riguarda democrazia, religioni ed identità; si cerca di analizzare il rapporto conflittuale ed i punti di accordo tra religioni coesistenti, di individuare il punto di vista delle religioni ed il loro rapporto con la democrazia, di approfondire e dibattere sul rapporto tra chiesa e stato, laicità e religiosità. Sono presenti relatori importanti quali Walter Veltroni, Nichi Vendola, Leoluca Orlando, esponenti delle varie religioni che ci possano fornire una visione dettagliata della mentalità del fedele di ognuna di esse, ed anche docenti ed esperti di storia, diritto, economia e tutto ciò che riguarda gli argomenti presi in analisi.
Trovo che il tema dell’identità sia centrale in questo periodo, trovandoci ora di fronte ad importanti cambiamenti dell’assetto sociale.
Si pensi all’immigrazione; questo fenomeno da solo è propulsore di riflessione su uno spettro molto ampio di tematiche: quello dell’identità come appartenenza ad un gruppo religioso, del ”possesso” di un territorio secondo logiche di discendenza da una ”razza”, della tolleranza, dell’inclusione (o esclusione), della xenofobia (o della coesistenza pacifica), ed altre ancora.
Queste tematiche sono importanti al punto che alcuni partiti politici ne hanno fatto oggetto di programma e di campagna elettorale: la Lega Nord, per citare l’esempio più eclatante, ha strumentalizzato il tema dell’immigrazione e la paura del ”diverso” per incrementare i propri elettori ed il proprio peso politico.
Anche l’Europa entra in gioco in questa discussione, non solo per quanto riguarda il tema dell’identità (consci che si potrebbero fare mille e mille riflessioni sull’identità Europea, per esempio), ma anche, e soprattutto, per il tema della religione.
L’Europa qui è vista come possibile strumento di integrazione, come spinta propulsiva per cercare una via comune di coesistenza religiosa e soprattutto di tolleranza reciproca.
Questo si intreccia anche con l’argomento laicità, in quanto proprio in Europa siamo messi di fronte ad un disequilibrio nelle politiche dei vari stati: dal laicissimo Belgio, in cui c’è una vera tutela della diversità religiosa, ad un paese come l’Italia dove ci sono ancora accordi di privilegio tra stato e chiesa provenienti sin dai patti lateranensi, ed un’influenza del dogmatismo cattolico anche nella vita pubblica (come, per fare un esempio banale, il negare qualsiasi diritto alle coppie omosessuali).
Questo legame, in Italia , è talmente presente che i partiti, nelle loro politiche, fin troppo mettono da parte il bene comune in favore di una ricerca del consenso della Chiesa cattolica.
Quello che mi auguro scaturisca da eventi come questo, è una consapevolezza maggiore nei giovani di cosa sia la diversità, di come si possa arrivare ad un’effettiva integrazione e soprattutto di come si possa tutelare il bene comune pur non andando ad intaccare la sensibilità religiosa.
Solo attraverso la conoscenza del problema si può arrivare ad una soluzione, e mi piacerebbe che questa soluzione arrivasse proprio dai giovani.

Discorso di apertura Summer School (giu-lug 2010)

1 luglio 2010

Come ben potete vedere, mi è stato assegnato l’arduo compito di concludere i discorsi di apertura dei lavori di questa summer school.
Dopo che negli ultimi mesi avete dovuto sopportare la mia costante e pedante presenza per la raccolta dei dati della vostra partecipazione a questo evento, MAGARI, pensavate di esservi liberati di me …

E’ per me un grande onore essere qui a parlare a tutti voi ragazzi. Non voglio fare un discorso noioso o retorico, ma voglio dirvi che sono veramente contenta che ci siano così tanti giovani che vogliono essere formati a più ampio respiro, giovani a cui non basta conoscere solo la solita politica spicciola delle alleanze, dello ”andiamo da soli o stiamo in coalizione??”

Io dall’Europa ho già imparato tanto, attraverso esperienze congressuali, attraverso scambi culturali e politici e non meno attraverso la precedente Winter School sempre qui al Parlamento Europeo. Posso dirvi che questa esperienza mi ha lasciato un bagaglio culturale molto importante; mi ha lasciato molto in termini di nozioni generali sul Parlamento, in termini di contatto umano con ragazzi come voi, di apprendimento funzionale dei meccanismi politici che avvengono in Europa e delle differenze con la politica nazionale e soprattutto in termini di filosofia politica, ovvero dell’impostazione ideologica dell’Italia dei Valori.

La vostra presenza qui è la dimostrazione che i Giovani dell’Italia dei Valori si identificano negli ideali liberali e democratici che caratterizzano il fondamento del nostro partito; è la dimostrazione che ciò che ci accomuna non è solo l’antiberlusconismo come qualche estraneo al nostro partito ha insinuato, ma è una schiera di valori che sono il solido fondamento di una politica chiara e condivisa; politica che si configura come alternativa.

Purtroppo in un paese come l’Italia non c’è una vera ”cultura dell’Europa” e l’informazione riguardante le istituzioni europee è scarsa o pressoché assente.
Questa scuola di formazione si pone come obiettivo di renderci consci di cosa si possa fare attraverso l’Europa, di cosa già stiamo portando avanti con successo e di come in futuro potremo far tesoro di questa esperienza per aiutarci ad informare sempre più persone, rafforzando in ognuno di noi la convinzione che attraverso l’Europa si possono davvero cambiare le cose.

L’Italia dei Valori fa parte del partito Europeo dell’ELDR (European Liberal Democrats and Reformers) e ancora più nello specifico del gruppo parlamentare dell’ALDE (Alliance of Liberals and Democrats for Europe). In questo contesto i nostri parlamentari portano avanti le loro, anzi le nostre battaglie ispirate ad ideali liberali, cosa che noi giovani stiamo facendo e faremo con il LYMEC, l’associazione dei Giovani Liberali Europei. Non vorrei soffermarmi troppo sull’aspetto descrittivo in quanto questa scuola di formazione servirà in parte anche ad illustrarvi gli aspetti tecnici delle politiche Europee ed in particolare del nostro contesto ideologico.

Nel mio discorso avete sentito tante volte la parola Europa, è perchè vorrei che questo termine vi rimanesse impresso nella memoria, perchè EUROPA non è solo una parola fine a se stessa, ma è un concetto che deve essere punto di riferimento per le politiche che dovremo portare avanti nelle nostre singole realtà.

Vorrei concludere ringraziando i nostri Parlamentari Europei e l’ On.Di Pietro per aver organizzato questa summer school e per avermi dato l’opportunità di dirvi queste poche cose. E inoltre vorrei ringraziarli ancor di più, perchè queste persone riscattano l’immagine dell’Italia agli occhi degli Europei, visto e considerato che youtube è pieno delle terribili gaffes che il nostro premier fece proprio in questo parlamento.

Come un uomo sulla terra: ecco la storia degli immigrati africani che vengono in Italia

12 marzo 2010

Vorrei porre alla vostra attenzione questo documentario, che è stato proiettato al dipartimento di Geografia dell’Università di Bologna, ed ha risvegliato il mio interesse.

I video sono 6, li metto in ordine di visualizzazione.

A fine documentario sono spiegate le trattative tra Gheddafi e Berlusconi, trattative che prevedono circa 250 milioni di euro all’anno di fondi stanziati alla Libia per contenere l’emigrazione di profughi verso l’Italia. Questi stanziamenti dovrebbero servire per aiutare in loco i profughi, in modo da disincentivarli alla migrazione verso l’Italia.
Tutto questo senza tener conto del fatto che in Libia non esiste il diritto di asilo, anzi, il leader Libico ha commentato con le seguenti parole: <<l’asilo politico? Una menzogna diffusa. Chiedono asilo politico? GLi africani non ne hanno bisogno, è gente che vive nella foresta o nel deserto.>>.

Come avete potuto notare dalla visione del documentario, con parte dei fondi annuali stanziati dall’Italia sono state allestite prigioni, precedentemente inesistenti, che non rispettano minimamente i diritti umani (come quella di Kufrah), e qualsiasi visita al suo interno di giornalisti o addetti al controllo, è tassativamente negata.

In realtà queste trattative Italia-Libia, che daranno una scossa in favore dell’abolizione dell’embargo internazionale stabilito nel 1986 dall’UE nei confronti della Libia, servono a mantenere rapporti economici basati sulla compravendita di petrolio.

Ma come giustificare queste trattative e l’incentivo all’abolizione dell’embargo? La risposta è presto rintracciabile: coprendo i veri scopi economici, attraverso la pubblicizzazione di falsi scopi di controllo dell’immigrazione, rendendo il problema sempre più centrale nel panorama sociale italiano attraverso una tempesta mediatica ad hoc.

Vi lascio ad una riflessione: se ogni cittadino italiano sapesse cosa succede a queste persone, avrebbe veramente la coscienza di ”rimandarli a casa”, come viene esaltato nei punti programmatici dei partiti che ora sono al governo?